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La ricostruzione del complesso areola-capezzolo

D: Come e dove riposizionarlo?

R: La scelta dell’esatta collocazione dell’areola è di importanza critica: ci si basa su misure anatomiche standard ma si considera sempre anche la simmetria con le forme originali della donna, tenendo conto di come apparirà all’interno del reggiseno e con il cambiamento di posizione e l’impatto visivo globale. Sarà comunque la paziente, guardandosi allo specchio in stazione eretta, a dare il benestare definitivo.

D: Come avviene la ricostruzione?

R: È solitamente l’ultima fase dell’iter ricostruttivo, eseguita a circa 3-6 mesi di distanza dagli altri interventi praticati per attendere che la forma della mammella si sia stabilizzata. Si tratta di una revisione di minore entità ed è nella maggior parte dei casi eseguita ambulatorialmente in anestesia locale.

Le tecniche proposte sono numerose ma in ogni caso le due componenti vengono ricostruite in due diverse fasi: dapprima il capezzolo, poi l’areola.

Ricostruzione del capezzolo

Può essere eseguita utilizzando lembi locali: nel secondo caso, come regola generale.

Prelievo di parte del capezzolo della mammella sana, quando è di dimensioni sufficienti. Questo viene ridotto di dimensione, con esiti cicatriziali più o meno evidenti e possibili alterazioni della sensibilità, d’altra parte il tipo di tessuto e il colore sono identici e dal punto di vista estetico è una buona soluzione

Lembi disegnati e prelevati nella stessa mammella ricostruita: l’altezza deve essere almeno doppia, perché nel tempo vi sarà perdita parziale della proiezione. L’area di prelievo sarà chiusa con un innesto cutaneo o direttamente suturata.

Ricostruzione dell’areola

Anche per la ricostruzione dell’areola si hanno a disposizione essenzialmente due tecniche: l’innesto pigmentato e il tatuaggio.

Innesto pigmentato: consiste in un prelievo di pelle o dall’areola della mammella sana (se sufficientemente grande), o dall’inguine (caratterizzata dalla medesima tonalità cromatica bruna). Questa tecnica ha il vantaggio di poter essere utilizzata contestualmente alla ricostruzione del capezzolo ma, oltre al rischio di non attecchimento dell’innesto, ha lo svantaggio di andare incontro a cambiamenti cromatici nel corso del tempo (dopo circa 5-10 anni), con depigmentazioni importanti o, al contrario, assunzione di un colore molto scuro.

Tatuaggio: È sicuramente la tecnica che dà risultati più duraturi nel tempo e potenzialmente in grado di riprodurre fedelmente la colorazione e la forma dell’areola controlaterale. Inoltre, può essere abbinato alla ricostruzione tramite innesti, che possono venire tatuati analogamente alla cute normale. La sua esecuzione dovrebbe avvenire a distanza di circa 4 mesi dalla ricostruzione del capezzolo, tempo minimo perché si verifichi la maggior parte della perdita di spessore dello stesso. In questa metodica viene privilegiata la simmetria controlaterale, piuttosto che la perfetta posizione centrale sulla mammella. Il pigmento utilizzato è derivato dall’emosiderina del sangue ed essendo questa progressivamente riassorbita nelle settimane successive alla procedura, è opportuno che il colore della neo-areola sia più scuro rispetto a quella naturale.

Anche il tatuaggio tende ad attenuarsi nel corso degli anni, ma la percentuale di pazienti che richiede un rinforzo a distanza di tempo è comunque inferiore.

11 settembre 2014 Commenti disabilitati Approfondimenti, News

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