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SPECIALE CICATRICI: ipertrofiche, cheloidi

cheloidi

Le cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi sono il risultato di un alterata risposta della cute ad un trauma cutaneo di varia natura (chimico,fisico,chirurgico,infettivo) oppure, ma solo in soggetti predisposti, di origine spontanea.

I cheloidi si differenziano dalle prime per la maggiore invasività e la persistenza (il cheloide deborda sempre dalla lesione originaria iniziale).

I cheloidi inoltre, a differenza delle cicatrici ipertrofiche, possono insorgere dopo mesi dall’operazione e prediligono i lobi auricolari, le spalle e la regione presternale. Infine quando si sviluppano spontaneamente sono molto facilmente più dei cheloidi che cicatrici ipertrofiche.

Il primo punto della terapia del cheloide è la prevenzione. Questo significa che la chirurgia estetica è da proscrivere in soggetti con anamnesi positiva alla formazione dei cheloidi. La diagnosi differenziale tra cicatrice ipertrofica e cheloide è molto importante, in quanto nel primo caso le possibilità di successo terapeutico sono maggiori. La terapia classica è costituita dall’iniezione intralesionale di cortisone, la quale però, soprattutto nel caso dei cheloidi, viene abbinata all’escissione chirurgica.

Per evitare la recidiva l’escissione del cheloide non avviene in toto ma tangenzialmente alla lesione, lasciando una rima di tessuto cicatriziale. Diversamente, la recidiva del cheloide può essere pari anche al 100%. Le iniezioni intralesionali di corticosteroide possono essere precedute dall’applicazione di crioterapia, la quale è molto utile per rendere il tessuto più morbido e quindi per facilitare l’iniezione intralesionale. Un caso particolare è costituito dal cheloide del lobo auricolare, in cui la ricorrenza dopo asportazione è inferiore soprattutto se associata ad infiltrazione di steroide.

Le iniezioni intralesionali di steroide, tuttavia, se effettuate in maniera non corretta, possono provocare atrofia con comparsa di teleangectasie. Un ruolo molto importante nel trattamento dei cheloidi spetta al laser. Il laser più utile è sicuramente il 585 PDL, il quale agendo selettivamente sull’emoglobina, è in grado di ridurre la componente vascolare della lesione.

I soggetti ideali per questo tipo di trattamento sono soggetti con fototipo chiaro. Il trattamento laser viene comunque in genere abbinato all’infiltrazione di steroide o all’escissione chirurgica. Il PDL può anche essere utilizzato in maniera preventiva subito dopo l’asportazione chirurgica. In alternativa al dye laser, si può utilizzare il 1064 neodimio Yag.

Una metodica molto utile, soprattutto a scopo preventivo, è costituita dall’applicazione di foglio di silicone. Il gel di silicone andrebbe tenuto a contatto con la cute 24 ore su 24 per almeno tre mesi e funziona maggiormente se associato all’applicazione di guaine compressive con pressione efficace di 24-30 mmHG. Tra le altre sostanze utilizzate, ricordiamo i retinoidi, il 5 fluorouracile, la bleomicina, e secondo studi recenti i calcio antagonisti (verapamil).

Utile anche l’iniezione intralesionale di interferone che, a differenza del cortisone, non provoca atrofia, ma la cui iniezione può risultare dolorosa. Infine del tutto recentemente sono usciti dei report sull’utilità del laser frazionato 1550 nel trattamento delle cicatrici.

10 settembre 2014 Commenti disabilitati News

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